
«Chi conosce bene il funzionamento del sistema previdenziale svizzero dorme sonni più tranquilli.»
Esperta in materia di pensionamento
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Il desiderio di lasciare la vita lavorativa contemporaneamente al proprio partner è profondamente radicato in molte coppie in Svizzera. Viaggi insieme o progetti a lungo rimandati dovrebbero caratterizzare questa nuova fase della vita. Ma la realtà dimostra che quando un uomo va in pensione e la donna pianifica la propria, molti si scontrano con ostacoli organizzativi e finanziari. In particolare, il massimale AVS e gli aspetti fiscali richiedono un approfondimento tempestivo della materia.
Dal punto di vista statistico, in Svizzera gli uomini sono in genere più anziani delle loro mogli di due o tre anni. Questa differenza di età rende difficile andare in pensione contemporaneamente, poiché l’età ordinaria di pensionamento viene spesso raggiunta in momenti diversi. Con la riforma AVS 21, che porta gradualmente l’età di riferimento per le donne a 65 anni, il divario temporale nella sequenza pensionistica per molte coppie si allarga ulteriormente.
È vero che la riforma, grazie alle pensioni parziali e a una maggiore flessibilità, offre nuove possibilità per coordinare il momento del pensionamento. Tuttavia, le coppie devono spesso decidere se un partner continui a lavorare più a lungo o se l’altro anticipi la pensione, il che a sua volta può comportare riduzioni a vita.
Un aspetto finanziario fondamentale per le coppie sposate che desiderano andare in pensione insieme è il cosiddetto massimale. Mentre le persone single hanno diritto a una rendita massima attualmente pari a 2’520 franchi (dati aggiornati al 2026), la somma delle due rendite individuali di una coppia sposata è limitata al 150% della rendita massima. Ciò corrisponde attualmente a un importo massimo complessivo di 3’780 franchi al mese.
Non appena entrambi i partner percepiscono una rendita di vecchiaia, scatta questo limite. Se un partner è già in pensione e il secondo va in pensione, ciò può comportare una riduzione immediata della rendita già in corso del primo partner. Questo limite si ripercuote anche sulla 13a rendita AVS di recente introduzione, poiché il suo importo si basa sugli importi delle rendite effettivamente percepiti nell’anno civile.
Oltre all’AVS, la tassazione dei fondi previdenziali rappresenta un ostacolo. Se le coppie sposate vanno in pensione insieme e percepiscono le loro prestazioni in capitale dalla cassa pensioni o dal pilastro 3a nello stesso anno civile, questi importi vengono sommati ai fini del calcolo delle imposte. A causa della progressione fiscale, ciò può comportare un onere fiscale notevolmente più elevato, che spesso ammonta a decine di migliaia di franchi rispetto a un prelievo scaglionato.
Gli esperti consigliano quindi di distribuire i prelievi su più periodi fiscali. Ad esempio, un partner può prelevare i propri fondi alla fine di un anno, mentre l’altro può posticipare il prelievo all’inizio dell’anno successivo.

Per una pianificazione efficace è indispensabile individuare tempestivamente eventuali lacune contributive. Tali lacune derivano spesso da soggiorni all’estero, periodi di studio prolungati o interruzioni dell’attività lavorativa per la cura dei figli. Poiché ogni anno di contribuzione mancante riduce la rendita AVS di 1/44, le coppie dovrebbero richiedere regolarmente un estratto conto alla cassa di compensazione. I contributi mancanti possono essere versati a posteriori entro cinque anni.
Anche la previdenza professionale (2° pilastro) e quella privata (3° pilastro) svolgono un ruolo centrale nel mantenimento del tenore di vita abituale, poiché l’AVS e la cassa pensioni insieme spesso coprono solo circa il 60-70% dell’ultimo reddito.
Le sfide per le coppie sposate sono molteplici: dal tetto massimo delle rendite AVS alle complesse questioni fiscali. Per evitare perdite finanziarie e godersi il tempo insieme in pensione senza preoccupazioni, è consigliabile effettuare un’analisi previdenziale professionale e personalizzata già a partire dai 40 anni.
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Le rendite di una coppia sposata sono limitate complessivamente al 150% della rendita massima vigente per le persone singole. Se la somma delle rendite individuali supera tale importo, entrambe le rendite vengono ridotte proporzionalmente.
La 13ª rendita corrisponde a un dodicesimo delle rendite di vecchiaia percepite nell’anno in questione. Poiché per le coppie sposate le rendite mensili sono limitate dal massimale, anche l’importo della 13ª rendita risulta di conseguenza inferiore rispetto a quello di due persone non sposate.
Poiché le autorità fiscali sommano i prelievi in capitale di entrambi i coniugi all’interno di un anno civile, la progressione fiscale comporta, in caso di prelievo simultaneo, un onere percentuale più elevato. Una ripartizione dei prelievi su anni diversi può ridurre notevolmente l’onere fiscale.
Sì, gli anni di contribuzione mancanti possono essere versati retroattivamente fino a cinque anni. Dopo tale periodo non è più possibile effettuare versamenti retroattivi, il che comporta una riduzione della rendita a vita.
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